Psicoterapia? Centrarsi…
centrare Non è facile riuscire a definire cos’è la psicoterapia, se non affrontandola. Come si impara a sciare? Sciando, magari non senza qualche caduta iniziale, ma poi non si scorda per tutta la vita. La psicoterapia è come la bicicletta o lo sci, è una confidenza che concediamo a noi stessi verso qualcosa. La principale difficoltà che si ha nell’approcciarsi ad uno psicoterapeuta è quella di riconoscergli un ruolo, un pensiero del tipo: “come opera questo professionista?”. In un mondo dove il tecnicismo comanda le abitudini dell’uomo e a cui quest’ultimo deve salute, confort e comodità, è difficile al tempo stesso accorgersi di quanto siano deresponsabilizzanti alcuni aspetti della modernità che ci hanno fatto crescere così tutelati. Non voglio parlare di vizi o di concessioni che ognuno di noi, in maniera sacrosanta, si concede, ma parlo più in generale di quanto l’oggetto “terzo” sia entrato nella nostra vita e ci abbia tolto qualcosa, uno sguardo. Se hai la vettura difettosa ti rivolgi ad un meccanico, se il bagno perde acqua c’è l’idraulico, se hai un problema di salute fisica ci sono le cure ed i farmaci. Questa inerzia nel cercare “fuori” la soluzione è giustificata dalla reale necessità di un supporto logistico fatto di oggetti, attrezzi e sostanze che mettono a posto le cose. Ma quando qualcosa non va “dentro” di noi? A questo punto è normale che la spinta a cercare “fuori” la soluzione sia la postura iniziale, ormai innata. La modernità ci ha abituati così, aiutandoci in effetti a vivere in condizioni migliori rispetto al passato. Lo psicoterapeuta, però, ha a che fare con le scorie di questo modus-operandi, poiché in ogni cosa ci sono aspetti positivi e negativi. Questa figura professionale viene letteralmente investita da una richiesta di tipo “servizio”, perché è l’unica modalità che tutti noi possediamo per intendere qualcosa che ci possa aiutare. Lo psicoterapeuta in questo gioca un ruolo davvero ambiguo, si propone come servizio quando allo stesso tempo dovrà mettere in crisi l’idea di “servizio”. Il vero problema della psicoterapia viene dopo, ed è qui che si gioca la partita: allo psicoterapeuta spetta il difficile ruolo di decentrare una cultura del “servizio” per rimettere al proprio centro la persona che richiede un aiuto. Le difficoltà interiori vanno affrontate con responsabilità e autoreferenzialità, non c’è soggetto terzo che ti possa condurre al benessere se non sé stessi, c’è solamente un soggetto terzo che può indirizzare nell’impostarsi un’autonoma presa in carico. Lo psicoterapeuta ha già messo in discussione la cultura del “servizio”, conosce il proprio margine di responsabilità e le sue risorse, e l’accettazione di queste è la forza con cui esso può responsabilizzare un nuovo approccio di conoscersi, autonomo e indipendente, con i suoi confini e in dialogo con la modernità. Se ciò accade, la forza centrante che si percepisce è nettare. Leggi tutto

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Dott. Andrea Brugnera

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Sono uno psicologo-psicoterapeuta clinico-dinamico iscritto all'Ordine degli psicologi della Regione Veneto, ricevo negli studi di Conegliano Veneto e Treviso. La mia esperienza mi ha portato ad occuparmi in particolar modo dei disturbi dell'umore e dell'ansia di tutte le fasce d'età e dei disturbi del comportamento alimentare, ma non solo. Il supporto ed il trattamento  psicologico è rivolto a tutti coloro i quali si accorgano che qualcosa debba mutare nell'individuo, nella coppia o nella famiglia. Il mio approccio clinico è dinamico-transculturale, grazie al quale differenze culturali e provenienze geografiche differenti non sono un ostacolo ad una comprensione del disagio. Valorizzando le risorse che ognuno di noi possiede e minimizzando le carenze, si può ottenere molto. La guarigione può rivelarsi un concetto fuorviante, l'obiettivo è contestualizzarci in un mondo alle volte più veloce di noi.

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